Cosa sappiamo della detossificazione?

Tonnellate di rifiuti tossici sono prodotte ogni anno in tutto il mondo. L’esposizione giornaliera cronica può portare ad un loro accumulo: ingestione orale (alimenti, farmaci, additivi, pesticidi, xenobiotici) esposizione della pelle (cosmetici, prodotti agrochimici), aria inquinata (inquinamento atmosferico ed elettro-magnetico).

L’organismo è dotato di un sistema enzimatico di detossificazione che neutralizza ed elimina in tre fasi tutte le sostanze diverse dai nutrienti (xenobiotici) come farmaci, tossine e cancerogeni. ll metabolismo degli xenobiotici comprende quindi tutta quella serie di passaggi che portano alla sua disattivazione ed escrezione.

Il meccanisco della detossificazione

L’organismo è dotato di un sistema enzimatico di detossificazione che neutralizza ed elimina in 3 fasi tutte le sostanze diverse dai nutrienti (xenobiotici) come farmaci, tossine e cancerogeni. Nella fase 1 le tossine vengono modificate chimicamente; nella fase 2 vengono coniugate con speciali gruppi chimici per facilitare la loro escrezione; nella fase 3 (escrezione) le sostanze tossiche vengono eliminate dal corpo mediante le urine o la bile.

In particolare nella fase 1 le tossine vengono attivate o restano inattivate. Ad esempio gli enzimi di fase I convertono gli agenti pre-cancerogeni in agenti cancerogeni. Importante pertanto che funzionino bene e laddove non fosse così, ancor più importante saperlo così da ridurre l’apporto di quei cibi potenziali apportatori di pro-carcinogeni.

Anche in questo caso esistono alcuni semplici test genetici che esaminano la predisposizione all’accumulo di sostanze tossiche in base all’analisi genomica dei principali enzimi coinvolti nei processi di detossificazione. In questa profilazione si approfondisce la fase 1.

Queste conoscenze possono motivare a scelte più consapevoli, portando a modifiche relative all’alimentazione (esempio: riduzione nell’esposizione agli xenobiotici nutrizionali), non solo basate sulla riduzione/eliminazione dei cibi più a rischio, ma portando costruttivamente a introdurre alimenti che possono incrementare le capacità  detossificanti, come nel caso dell’assunzione di verdure crucifere ( cavolfiori, broccoli, cavolini di Bruxelles, cavolo verza, cavolo nero, etc).

Insomma: la sensibilità alle sostanze tossiche e ai cancerogeni presenti nella dieta dipende il larga misura dalla velocità con cui queste sostanze vengono metabolizzate dal sistema enzimatico dell’organismo. E’ differente, in pratica, da persona a persona. Può essere ottimale o non ottimale, peggiore o migliore, eventualmente andando a compromettere più facilmente salute e aspettativa di longevità.

I test genetici consentono quindi di esaminare la predisposizione all’accumulo di sostanze tossiche e grazie all’analisi genica dei principali enzimi coinvolti nei processi di detossificazione, evidenziano quei possibili legami tra costituzione ed ambiente, che possono influenzare il rischio indiretto di poter manifestare un tumore o alterare il senso di benessere.

Una volta inquadrata la propria “primaria costituzione”, ecco che si possono fare scelte oculate qualitative alimentari, così come “rinforzare” la nostra capscità detox.

Tratto da:

 Galimberti D et al,  “La Medicina dell’Aging e dell’Antiaging”, Edra Edizioni 2016.

Galimberti Damiano, “La Dieta del DNA”, HarperCollinsItalia Edizioni 2018.

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